I BOSCHI

Fioriture primaverili in boschi lungo il T.
Molgora (by Paolo Rovelli)

L'ambiente più ricco di rarità nel Parco del Molgora.


I boschi del Parco sono comunque complessivamente piuttosto ridotti e ripetutamente sfruttati per farne legna. E' dunque molto raro trovare alberi di grossa taglia nel Parco Molgora, tranne che nei parchi storici inclusi nel suo perimetro (parco Sottocasa a Vimercate, parco della villa Trivulzio ad Omate di Agrate Brianza).

I tagli relativamente frequenti, inoltre, contribuiscono in modo determinante a far sì che i boschi siano quasi ovunque costituiti da robinia (Robinia pseudoacacia), grazie alla sua sorprendente capacità di ripresa e velocità di crescita dopo ogni ceduazione. Come molti sanno la robinia è una pianta non originaria delle nostre zone (il termine tecnico è alloctona). Ad essa si accompagna con frequenza, tra gli arbusti, il sambuco (Sambucus nigra) specie originaria delle nostre zone, cioè autoctona).

 

Localmente si possono incontrare esemplari arborei di specie autoctone quali l'olmo campestre (Ulmus campestris), il pioppo nero (Populus nigra) (queste soprattutto lungo il torrente Molgora), la rovere (Quercus petraea), la betulla (Betula pendula) (queste solo sui terreni più acidificati) la farnia (Quercus robur), il carpino bianco (Carpinus betulus), l'acero campestre (Acer campestre), il ciliegio sevlatico (Prunus avium) e il tiglio selvatico (Tilia cordata). Ugualmente tra gli arbusti troviamo il nocciolo (Corylus avellana), il biancospino (Crataegus monogyna), il sanguinello (Cornus sanguinea), la fusaggine (Euonymus europaeus), il prugnolo (Prunus spinosa), il pallon di maggio (Viburnum opulus), lo spin cervino (Rhamnus cathartica) e la ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius) (quest'ultimo solo sui terreni più acidi).


I boschi presenti lungo il Molgora sono ricchi di specie vegetali molto rare per l'intera Pianura Padana: il cipollaccio stellato (Gagea lutea), l'elleboro verde (Helleborus viridis), l'anemone gialla (Anemone ranunculoides), l'erba moscatella (Adoxa moschatellina), il colchico (Colchicum autumnale), la colombina cava (Corydalis cava), lo strozza lupo (Aconitum vulparia), il raperonzolo giallo (Phyteuma spicatum), il cinquefoglio falsa-fragola (Potentilla sterilis) ed altre ancora. Esse tendono progressivamente a rarefarsi a sud di Vimercate.


Nella zona più settentrionale del parco, sui versanti di raccordo con i terrazzi più antichi, sono presenti lembi di bosco maggiormente strutturati in cui le specie autoctone giungono localmente a dominare nello strato arboreo. In essi sono inoltre presenti nel sottobosco specie quali il dente di cane (Erythronium dens-canis) e il doronico medicinale (Doronicum pardalianches).


Nelle zone più frequentemente inondate, o presso depressioni su terrazzi mindeliani, si rinvengono, delle specie indicatrici di bosco igrofilo, con alberi come l'ontano nero e il salice bianco (Salix alba) ed erbe come il carice maggiore (Carex pendula) e il carice ascellare (Carex remota); in forma dominante, però, si trovano in un unico sito nella zona più settentrionale del parco.


Nella zona centrale del parco è presente un lembo di vegetazione boschiva termofila, probabilmente legata alle ghiaie dell'originario corso del Molgora, prima della sua rettificazione avvenuta in occasione della costruzione della Villa Trivulzio. Vi si possono trovare l'orniello (Fraxinus omus), la lantana (Viburnum lantana), il pungitopo (Ruscus aceleatus) e il caprifoglio (Lonicera caprifolium).


Un albero origine nordamericana non da molto giunto nelle nostre zone (è stato introdotto per la prima volta in Italia presso Gallarate nel 1922) è il ciliegio tardivo (Prunus serotina). Esso ha rapidamente conquistato spazio anche a danno della robinia, specie sui terrazzi mindeliani, e determina un notevole impoverimento nel sottobosco per via dello spesso strato di foglie secche che viene a formarsi sotto di sé: questo non riesce ad essere degradato dai "nostri" microrganismi e impedisce ad altre piante o fiori di svilupparsi. Sembra tra l'altro che le foglie contengano un grado relativamente elevato di derivati del cianuro.

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