IL GELSO DI RUGINELLO

Il secolare "Gelso di Ruginello", posto in posizione panoramica sul crinale di un terrazzo fluvioglaciale antico (i primi contrafforti delle colline briantee), domina con la sua figura la valle del Molgora a nord di San Maurizio e la campagna tra Ruginello e Villanova di Bernareggio. Il suo profilo, chiaramente distinguibile anche dalla Tangenziale est, è divenuto un simbolo per il Parco Molgora e oggetto di attenzione di curiosi e appassionati fotografi. Sebbene non sia il gelso (nome scientifico: Morus alba) più vecchio della zona (nella villa Corneliani ad Agrate Brianza ce n'è uno di oltre 300 anni), questo esemplare, isolato in una vasta porzione di campagna, è un po' il testimone della scomparsa della "gelsi-bachicoltura", l'attività di coltivazione del gelso per l'allevamento dei bachi da seta.


Questa attività fu un'importante fonte di sostentamento per tutte le famiglie della zona fino alla prima metà del XX secolo; basti pensare che nel 1858, stando al catasto governo lombardo-veneto, nel solo comune di Vimercate (senza le attuali frazioni) erano presenti 9.344 alberi di gelso. Un paesaggio agricolo dunque completamente diverso da quello attuale.


I gelsi venivano periodicamente "capitozzati"; i rami venivano cioè tagliati alla base lasciando il solo tronco. La pianta produceva di conseguenza dei rami sottili, i cosiddetti "scopazzi"; questa pratica tradizionale, pur indebolendo la pianta, permetteva di avere foglie di grandi dimensioni con lo scopo di alimentari i bachi da seta.

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